Paure
Freddo improvviso che pervade l'intero corpo mentre l'adrenalina risale. Migliaia di immagini colori suoni si sovrappongono in un immenso disegno. L'irrazionale si erge a regnante sovrano e i movimenti e le parole sono immediate. Ce li immaginiamo così l'uomo al computer, la ragazza sul tram e la folla di curiosi. Provano paura. Un’emozione strana che si sente quando il pericolo ti raggiunge. E il pericolo può essere dato da mille situazioni diverse che innescano nel nostro cervello i centri emozionali. Un incontro con una donna più giovane, specchio della sua veneranda età, stravolge Alice, incravattata manager milanese. L'arrivo della pandemia scuote gli abitanti del 2020 facendoli ricadere in vecchi “imbrogli” di manzoniana memoria. E l'impatto con la nuova grande metropoli, con i suoi sfuggenti particolari e la sua imprevedibilità, impaurisce Elisa quando incontra Barcellona, “negativo di pellicola” della nostra città.
PAURE METROPOLITANE
Non molti giorni fa alla Banca Unicredit tra Viale Monteceneri e Viale Certosa
racconto di Andrea Cerami
Il panettiere arriva con il suo quotidiano carico di pane pizze e focacce. Auto su due ruote tra il palo della luce e il verde cestino, e giù tra le polveri, sudore e sforzo per scaricare le casse piene di profumate prelibatezze. La barista sull’uscio canticchia note scomposte nel mentre che stringe nervosa tra le dita la sua immancabile sigaretta; non le piace questo lavoro, sua sorella gemella l’ha costretta a comprare il locale e a trasformarsi in una cameriera da caffè-latte e panini in attesa del filobus. Si volta, due bambini si rincorrono, lui marocchino insegue e lei cinese con in mano un sacchettino marrone scappa sorridente e felice. La mamma le ha appena comprato una bambola di ceramica tutta colorata ed è corsa dal suo amichetto per pavoneggiarsi il quale, colto nell’orgoglio, decide di rincorrerla. Corrono incuranti delle motociclette e dei semafori, quasi la scena si fosse improvvisamente resa istantanea e loro, gli unici che hanno il dono del movimento la attraversano attirando i sorrisi dei passanti. La bambina appoggia il sacchetto di fianco ad una porta, e gira l’angolo voltandosi per vedere quanti metri la distanziano dal marocchino.
Striscia bianco rossa che seziona l’arteria stradale. Due uomini impettiti con mostrine e gradi di rappresentanza. Auto psichedeliche che illuminano i palazzi. Blu per ora in attesa di quelle rosse. Parlottio. -…Laden- Urla che non fuoriescono dalle labbra strozzate in gola. – O Signore aiutaci tu - Due nordafricani scappano, una vecchietta li intravede: - Eccoli! sono loro- la sua voce viene vinta dai freni stridenti di una mercedes nera. Scarpe nere, vestito d’ordinanza e cappello sulle orecchie, impeccabile ma timoroso. Il carabiniere si staglia a cerniera tra la vita e la morte. Di là gli artificieri, di qua la fruttivendola che incita la folla trepidante: - Sono arrivati fin qua e non si fermeranno..- la parrucchiera piange, il pellicciaio strilla: - E’ un attentato!- la voce circola e l’edicolante dall’altra parte della strada accorre per vedere cosa succede. Dal bar escono di corsa: - Sono loro - - una bomba!- - Devo chiamare mia madre – grida l’autista della 90 che è sceso lasciando incustodito il suo filobus. Alcuni ragazzi sui 17 anni: - Questi Islamici..- -Si sono stati loro- gli fa eco il garagista - una bomba- ripete. Il vigile di quartiere s’affretta: - Come una Bomba? Qua a milano? - - Vedi l’ha detto anche il poliziotto, oramai non ci son dubbi.. – commentano coi telefonini in mano tre non più giovani casalinghe. La più esagitata grida al figlio affacciato dalla finestra cinque piani più in su: - Stai in casa ti ho detto! Hanno messo una bomba. – Dal negozio di fotografia escono tre ragazze universitarie: - Una Bomba?! Come a Londra..doveva capitarci… colpa di B…- - Ma vah.. sarà il solito petardo che tuona più degli altri – risponde l’amica scettica con un viso sicuro. La sua maschera cambia rapidamente colore, il grigio si espande e invade fino agli occhi divenuti improvvisamente perplessi. Sussurra con voce rotta dalla paura: - Ma dove è scoppiata?- mirando al di là della folla - mia madre era dal panettiere. Noo. – Un vecchietto la rassicura: - non ti preoccupare bambina la bomba è scoppiata in banca- -Come in banca? – chiede la fruttivendola. – C’era mio marito- grida una delle casalinghe. - Fatemi passare! - Scalcia, spinge gli altri passanti che si son racchiusi all’incrocio. - Si largo - grida un gentiluomo, la casalinga corre, scavalca i ragazzi, inciampa sul bastone del vecchietto, cade si rialza in men che non si dica, come una ginnasta olimpionica, e ricomincia a correre verso la morte. Taglia il nastro rosso e bianco. Sbam. Imbatte nel carabiniere. – Signora si fermi! Non può passare. - - Mi..o …mari…to – singhiozza – era in …banca – le lacrime le coprono la guancia. – E allora? – le dice con durezza il carabiniere – Si sposti, qua non può stare – calci e pugni. La signora si dimena urlando e inveendo contro l’inconsapevole carabiniere. – Farabutto – grida - Bastardo, fatemi andare, è ferito, lasciatemi! - poi le forze le vengono meno e, accasciandosi a terra con le mani bloccate sulle braccia del carabiniere, il corpo si distende lungo il nastro asfaltato; emette un sospiro: - è..morto! –
Zeus grida. La moltitudine si avvicina. Tutti attorniano la casalinga formando un silente semicerchio colorato. Le lacrime affiorano sulle guance indurite dall’aria umida novembrina, qualche sproloquio, parole mozzate, persino il carabinere ha perso la sua durezza, il suo viso cambia rapidamente espressione, impotente rimane lì, inebetito, immobile a fissare la disgrazia, quasi fosse uno degli elementi di fronte all’immensità della natura.
Il barbone addormentato sotto il cavalcavia non si è accorto del trambusto, esce dalla sua tendina rossa, casa-rifugio-letto, e la sua mano tasta il nero catrame. Trova pezzi della ceramica cinese dimenticata vicino ad una porta. L’occhio intorpidito scruta attraverso la saracinesca rimembrando le pasciute e tranquille lezioni universitarie. Ma è solo ceramica scadente. Una bambola. Saltata per aria in mille pezzi. Saltata per aria qualche minuto prima per mano del capo artificiere del Secondo reparto mobile dell’Arma dei Carabinieri.
PAURE METROPOLITANE
Non molti giorni fa alla Banca Unicredit tra Viale Monteceneri e Viale Certosa
racconto di Andrea Cerami
Il panettiere arriva con il suo quotidiano carico di pane pizze e focacce. Auto su due ruote tra il palo della luce e il verde cestino, e giù tra le polveri, sudore e sforzo per scaricare le casse piene di profumate prelibatezze. La barista sull’uscio canticchia note scomposte nel mentre che stringe nervosa tra le dita la sua immancabile sigaretta; non le piace questo lavoro, sua sorella gemella l’ha costretta a comprare il locale e a trasformarsi in una cameriera da caffè-latte e panini in attesa del filobus. Si volta, due bambini si rincorrono, lui marocchino insegue e lei cinese con in mano un sacchettino marrone scappa sorridente e felice. La mamma le ha appena comprato una bambola di ceramica tutta colorata ed è corsa dal suo amichetto per pavoneggiarsi il quale, colto nell’orgoglio, decide di rincorrerla. Corrono incuranti delle motociclette e dei semafori, quasi la scena si fosse improvvisamente resa istantanea e loro, gli unici che hanno il dono del movimento la attraversano attirando i sorrisi dei passanti. La bambina appoggia il sacchetto di fianco ad una porta, e gira l’angolo voltandosi per vedere quanti metri la distanziano dal marocchino.
Striscia bianco rossa che seziona l’arteria stradale. Due uomini impettiti con mostrine e gradi di rappresentanza. Auto psichedeliche che illuminano i palazzi. Blu per ora in attesa di quelle rosse. Parlottio. -…Laden- Urla che non fuoriescono dalle labbra strozzate in gola. – O Signore aiutaci tu - Due nordafricani scappano, una vecchietta li intravede: - Eccoli! sono loro- la sua voce viene vinta dai freni stridenti di una mercedes nera. Scarpe nere, vestito d’ordinanza e cappello sulle orecchie, impeccabile ma timoroso. Il carabiniere si staglia a cerniera tra la vita e la morte. Di là gli artificieri, di qua la fruttivendola che incita la folla trepidante: - Sono arrivati fin qua e non si fermeranno..- la parrucchiera piange, il pellicciaio strilla: - E’ un attentato!- la voce circola e l’edicolante dall’altra parte della strada accorre per vedere cosa succede. Dal bar escono di corsa: - Sono loro - - una bomba!- - Devo chiamare mia madre – grida l’autista della 90 che è sceso lasciando incustodito il suo filobus. Alcuni ragazzi sui 17 anni: - Questi Islamici..- -Si sono stati loro- gli fa eco il garagista - una bomba- ripete. Il vigile di quartiere s’affretta: - Come una Bomba? Qua a milano? - - Vedi l’ha detto anche il poliziotto, oramai non ci son dubbi.. – commentano coi telefonini in mano tre non più giovani casalinghe. La più esagitata grida al figlio affacciato dalla finestra cinque piani più in su: - Stai in casa ti ho detto! Hanno messo una bomba. – Dal negozio di fotografia escono tre ragazze universitarie: - Una Bomba?! Come a Londra..doveva capitarci… colpa di B…- - Ma vah.. sarà il solito petardo che tuona più degli altri – risponde l’amica scettica con un viso sicuro. La sua maschera cambia rapidamente colore, il grigio si espande e invade fino agli occhi divenuti improvvisamente perplessi. Sussurra con voce rotta dalla paura: - Ma dove è scoppiata?- mirando al di là della folla - mia madre era dal panettiere. Noo. – Un vecchietto la rassicura: - non ti preoccupare bambina la bomba è scoppiata in banca- -Come in banca? – chiede la fruttivendola. – C’era mio marito- grida una delle casalinghe. - Fatemi passare! - Scalcia, spinge gli altri passanti che si son racchiusi all’incrocio. - Si largo - grida un gentiluomo, la casalinga corre, scavalca i ragazzi, inciampa sul bastone del vecchietto, cade si rialza in men che non si dica, come una ginnasta olimpionica, e ricomincia a correre verso la morte. Taglia il nastro rosso e bianco. Sbam. Imbatte nel carabiniere. – Signora si fermi! Non può passare. - - Mi..o …mari…to – singhiozza – era in …banca – le lacrime le coprono la guancia. – E allora? – le dice con durezza il carabiniere – Si sposti, qua non può stare – calci e pugni. La signora si dimena urlando e inveendo contro l’inconsapevole carabiniere. – Farabutto – grida - Bastardo, fatemi andare, è ferito, lasciatemi! - poi le forze le vengono meno e, accasciandosi a terra con le mani bloccate sulle braccia del carabiniere, il corpo si distende lungo il nastro asfaltato; emette un sospiro: - è..morto! –
Zeus grida. La moltitudine si avvicina. Tutti attorniano la casalinga formando un silente semicerchio colorato. Le lacrime affiorano sulle guance indurite dall’aria umida novembrina, qualche sproloquio, parole mozzate, persino il carabinere ha perso la sua durezza, il suo viso cambia rapidamente espressione, impotente rimane lì, inebetito, immobile a fissare la disgrazia, quasi fosse uno degli elementi di fronte all’immensità della natura.
Il barbone addormentato sotto il cavalcavia non si è accorto del trambusto, esce dalla sua tendina rossa, casa-rifugio-letto, e la sua mano tasta il nero catrame. Trova pezzi della ceramica cinese dimenticata vicino ad una porta. L’occhio intorpidito scruta attraverso la saracinesca rimembrando le pasciute e tranquille lezioni universitarie. Ma è solo ceramica scadente. Una bambola. Saltata per aria in mille pezzi. Saltata per aria qualche minuto prima per mano del capo artificiere del Secondo reparto mobile dell’Arma dei Carabinieri.


