La musica in bici

Inquadratura fissa sulla ruota, Michele che pedala in una freddissima serata di fine ottobre.
Corso Buenos Aires, Michele quando pedala non ascolta la musica, ha scoperto di poterne fare a meno tanto tempo fa, un giorno che gli erano finite le pile del mangiacassette e fermo al semaforo rosso ha sentito una voce che non dimenticherà mai: ragazza con cappotto rosso, cappuccio tirato su sulla testa, abbracciata a uno spilungone coi capelli brizzolati: la donzelletta vien dalla campagna, in sul calar del sole, col suo fascio dell’erba, e reca in man un mazzolin di rose e viole…
Con una voce che, Dio mio.
Michele abituato a sentir le poesie dette a memoria, alle scuole elementari: la secchiona che manda tutto a memoria, meccanismo ben oliato e senza sfumature, irritante per chi la ascolta con la prospettiva di essere il prossimo interrogato. E poi la ragazzina cicciona in seconda fila, coi pantaloni della tuta rosa e i capelli a caschetto, che già prima di cominciare ha le lacrime agli occhi, e sta pensando a quanto è stata stupida anche ieri a guardare la de Filippi invece di studiare, invece lei ci ha provato, ma che noia, e non si capiva niente!
Michele insomma che ha deciso, quel giorno, vedendo quella macchia rossa di donna girata di spalle, all’incrocio con Tunisia, lui incantato da questa voce che non stava dicendo poesia, ma raccontando una storia, Michele ha deciso che può farne a meno, della musica, pedalando sulla sua bici.

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